Il Tapiro

Grazie alla vendita dei fazzoletti Regina WWF Collection, Regina sostiene il programma WWF per la conservazione delle specie animali a rischio di estinzione. Sui pacchettini dei fazzoletti serie “Foresta” troviamo le immagini di alcuni animali che corrono questo rischio: il Panda, il Giaguaro, l’Ara Macao, l’Orango e la Tigre. Come loro, purtroppo anche altre specie sono in pericolo. Ecco perché ogni mese dedichiamo uno spazio ad una di queste specie: oggi parliamo del Tapiro.

I tapiri sono un gruppo di Mammiferi erbivori appartenente all’Ordine dei Perissodattili, il cui nome significa “dalle dita dispari”. È lo stesso cui appartengono cavalli e rinoceronti. I tapiri hanno tre dita agli arti posteriori e quattro in quelli anteriori, alcune in più rispetto ai loro "cugini" cavalli. Le dita in più sono un carattere che dona un vantaggio evolutivo, aiutando l'animale a sorreggere agilmente il peso del corpo “a barile”, di circa 300 kg, ottenendo maggiore aderenza al terreno.
Esistono quattro specie differenti di tapiro, distribuite in due Continenti: una specie, il Tapiro Asiatico o Malese (Tapirus indicus), detto anche Tapiro della Gualdrappa, si trova in Asia sud-orientale; le altre tre specie, il Tapiro di Montagna (Tapirus pinchaque), il Tapiro di Baird (Tapirus bairdii) (distinguibile dalle altre specie per la macchia color crema sul muso e sulla gola, in contrasto con il manto bruno grigiastro) e il Tapiro Americano (Tapirus terrestris) stanno invece sull’altra sponda del Pacifico, in America centrale e meridionale. A dispetto della lontananza geografica, le specie sono marcatamente simili.
I tapiri risalgono all’Eocene, il periodo geologico compreso tra 58 e 27 milioni di anni fa. Gli scienziati ritengono che si siano evoluti relativamente poco rispetto ai loro antenati, sopravvivendo con simili caratteristiche primitive fino ad oggi.
Grosso all’incirca come un asino, ma con zampe più corte, il tapiro raggiunge 180 cm di lunghezza per 75/100 cm al garrese. Caratteristica del tapiro è il naso allungato a piccola proboscide molto sensibile, che lo rende un maestro di olfatto; se la vista è limitata, compensa l’udito molto sviluppato, fondamentale nell’individuare eventuali pericoli mentre si aggira per le umide foreste tropicali, alla ricerca di cibo. Si nutre prevalentemente di frutta, di cui va ghiotto, ma anche di vegetazione acquatica, foglie, germogli e rametti. Il naso può muoversi in tutte le direzioni, permettendogli di esplorare olfattivamente un’area di terreno di circa 30 cm restando immobile. Di abitudini notturne, il comportamento dei tapiri è osservato dagli etologi prevalentemente in condizioni di cattività: schivi e solitari, è difficile avvistarli perché generalmente si spostano da soli o in coppie, e di giorno si rifugiano nelle foreste. Se disturbati, cercano rifugio in acqua, elemento legato indissolubilmente al loro ciclo vitale. Non solo bevono molto, ma trascorrono anche la maggior parte del tempo a nuotare e rotolarsi nelle pozze di fango. Raramente, se disturbati, si rivoltano contro l’assalitore caricandolo e calpestandolo o cercando di morderlo. Solitamente atteggiamenti aggressivi sono imputabili alla presenza di cuccioli nelle vicinanze.
La vita sessuale del Tapiro inizia con il compimento dei due anni.

I tapiri possono riprodursi tutto l’anno, ma il periodo di gestazione è di circa 13 mesi: un limite alla diffusione della specie e un problema se dovesse trovarsi minacciata di estinzione. Viene partorito un solo cucciolo, raramente due gemelli, con una colorazione diversa da quella dei genitori. Nascono infatti di colore scuro, ma ricoperti da strisce longitudinali e macchie gialle e bianche sul corpo, che hanno lo scopo di favorire il mimetismo, confondendosi con la vegetazione. Questo manto (simile a quello dei cinghiali nostrani) viene sostituito dalla livrea adulta intorno al quinto o sesto mese di età. I tapiri svolgono un importantissimo ruolo per gli equilibri dell’ecosistema in cui vivono. Coprono infatti grandi distanze attraverso la foresta, attraversando diversi habitat e creando dei collegamenti ecologici tra le varie zone della foresta. Come? Disperdendo i semi attraverso le deiezioni quotidiane. Non sono gli unici animali a farlo, ma mangiando enormi quantità di frutta distribuiscono un’elevata quantità di semi attraverso le feci. Senza di loro, la struttura delle foreste sarebbe molto diversa!

Oggi il Tapiro è in pericolo e le diverse specie sono considerate minacciate in base alla IUCN Red List. In sud America, la legislazione di alcuni paesi dell’America centrale, tra cui Messico, Belize, Guatemala, Costa Rica e Panama, vieta la caccia a questa specie. Il problema più grande è però rappresentato dalla diminuzione del suo habitat a causa della deforestazione. La stessa minaccia in Asia fa temere anche per le sorti del Tapiro della Gualdrappa; un tempo il suo areale includeva la Cambogia, l’Indonesia, il Laos, la Malesia, la Birmania, la Tailandia e il Vietnam. Ora il numero si è drasticamente ridotto, a causa dell’avanzare delle piantagioni, degli allagamenti causati dalla costruzione di dighe e dal commercio clandestino. Da sempre il WWF si batte per proteggere la  natura e salvare le specie in pericolo, diffondendo informazione corretta e consapevolezza sulle conseguenze che la nostra condotta ha sulla natura incontaminata. Visita il sito wwf.it e fai un gesto d’amore per la natura, per il tuo futuro e quello del pianeta.