Il Gorilla di montagna

Il Gorilla di montagna (Gorilla beringei beringei) è una delle due sottospecie del Gorilla orientale, insieme al Gorilla beringei graueri, il Gorilla di pianura. Il Gorilla orientale è il più grande primate vivente, ed il marcato dismorfismo sessuale porta i maschi ad essere notevolmente più grossi delle femmine, arrivando a pesare fino a 225 kg. Mentre il Gorilla di pianura si nutre anche di frutta e insetti, quello di montagna si ciba prevalentemente di foglie ed erba.
Distribuiti in una zona di circa 112000 km2 tra Repubblica Democratica del Congo, Uganda e Ruanda, i gorilla sono tra i nostri parenti più prossimi: condividiamo con loro il 98% della sequenza di genoma. 
Entrambe le sottospecie sono a rischio di estinzione, e la IUCN Red List, il più ampio database di informazioni sullo stato di conservazione delle specie animali e vegetali nel mondo, ha stimato che al mondo ne sono rimasti meno di 1000 esemplari.
Appena più grossi dei “cugini” di pianura, i gorilla di montagna vivono in comunità che comprendono fino a una trentina di individui, organizzate con una complessa struttura sociale. I gruppi sono guidati da un maschio Alpha, detto anche “Silverback” (schiena d’argento), per via della colorazione argentea del pelo sul dorso. Di solito cambia colore al raggiungimento dell’età adulta, intorno al tredicesimo anno di età. Il Silverback guida gli spostamenti del branco nella foresta e supervisiona le diverse attività del gruppo, come la costruzione dei nidi e la raccolta di foglie. Il gruppo comprende femmine, piccoli e maschi più giovani. Il Silverback mantiene la sua posizione dominante dando sfoggio della sua enorme forza fisica: si solleva in posizione eretta e si batte il petto emettendo versi profondi e ruggiti. Nonostante queste esplosioni di apparente aggressività, i gorilla sono però tendenzialmente creature pacifiche e calme quando non vengono spaventate. 
Le femmine partoriscono un solo piccolo, dopo quasi 9 mesi di gestazione. I neonati non sono autosufficienti e passeranno i primi 2 o 3 anni di età sulla schiena della madre. Durante l’”infanzia”, i piccoli gorilla si dedicano soprattutto al gioco, arrampicandosi e dondolandosi tra i rami. La foresta è tutto ciò di cui i gorilla hanno bisogno per vivere: offre radici, germogli, corteccia e polpa di alberi. La deforestazione e il bracconaggio hanno però decimato la loro popolazione, che ogni anno perde 700000 ettari di foresta. Sopravvivono solo in due aree del Parco Nazionale del Bwindi e di Virunga, patrimonio dell’umanità Unesco. A questo si aggiunge la minaccia dell’industria del petrolio, che avrebbe già acquistato concessioni per l’esplorazione petrolifera in circa l’85% del parco del Virunga. 
Oggi sono in corsi numerosi progetti per garantire la sopravvivenza dei gorilla. 
Empatici, intelligenti, curiosi: queste sono alcune delle doti che la zoologa statunitense Dian Fossey ( e che l’etologia riconosce appieno) ha attribuito ai gorilla, dedicando alla loro osservazione 20 anni della sua vita e battendosi strenuamente per  difenderli dal bracconaggio e dalla distruzione del loro habitat. 
Anche il WWF è in prima linea per la difesa dei gorilla. Per il suo cinquantesimo anniversario WWF Italia ha lanciato la campagna per il “cuore verde dell’Africa”, in una raccolta fondi che servirà a sostenere uno sviluppo sostenibile e a fermare i crimini di natura. 
Il direttore del Parco Nazionale del Virunga, Emmanuel de Mérode, ha chiesto aiuto all’Europa, un appello a cui non si può sottrarsi.
“Salvare il gorilla” ha detto Isabella Pratesi direttrice politiche di conservazione internazionali del WWF Italia “significa salvare il cuore verde dell’Africa e la sua straordinaria natura non possiamo permettere che scompaia per sempre. Oggi più che mai il destino del Parco e di tutti i suoi abitanti è nelle nostre mani”. Si può scegliere di adottare un gorilla e di restare informati sulle iniziative dI WWFItalia, per rispettare la natura e gli animali.