Olio di palma sostenibile

A differenza di quanto si possa pensare, l'olio di palma è un prodotto alimentare naturale utilizzato da sempre nell'Africa Occidentale e approdato in Occidente soltanto nel XX secolo quando l’industria alimentare ha cominciato a farne larghissimo uso sostituendo altri grassi. Le ragioni sono semplici: basso costo e larghissima adattabilità, tanto che gli oli di palma, la farina e gli zuccheri semplici, rappresentano i tre ingredienti più diffusi in molte creme dolci e prodotti da forno. Oltre all’industria alimentare, l’olio di palma è entrato a far parte delle lavorazioni di molti saponi, detergenti, cosmetici e ultimamente anche come combustibile di fonte agroenergetica. In poche parole, secondo i dati più recenti, un terzo circa della produzione mondiale di oli e grassi deriva dalla palma. E le ragioni sono numerose, tra queste: un prezzo molto basso all’origine, soprattutto rispetto a prodotti come la margarina o l’olio di oliva (come già scritto); la maggiore durata di molti alimenti, soprattutto “da forno”; il fatto che, usandolo, non si deve ricorrere all’alcool per prevenire muffe nel pane in cassetta o da toast; il totale insapore che non altera il gusto dell’alimento, mentre altri oli come quello di oliva danno un retrogusto che prevale sul sapore dolce.

Questo incredibile sfruttamento dell’olio derivante dai frutti e dai semi della palma, però, ha causato un impatto sull’ambiente davvero devastante, tanto che moltissime foreste pluviali del sud-est asiatico (immagine) sono state sostituite dalle coltivazioni di palma da olio, portando paesi come le Filippine, la Malesia e l’Indonesia a perdere in biodiversità, non soltanto dal punto di vista della flora, ma anche della fauna che vede sempre più ridotti sia gli spazi vitali che le possibilità di cibarsi e riprodursi.

Per questo, la notizia dell’impegno italiano a promuovere l'impiego di olio di palma 100% sostenibile entro il 2020, ci fa un piacere immenso. Perché non si finisce mai di fare un #gestodamoreperlanatura e questa volta ad esserne responsabile è niente meno che il Ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti. Il Ministro ha firmato la dichiarazione di Amsterdam, un impegno sottoscritto dai Governi di Danimarca, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Regno Unito e Italia per promuovere a livello europeo un approviggionamento sostenibile di olio di palma. Come ribadito anche da Danielle Morley, European Director of Outreach and Engagement di Rspo (Roundtable on Sustainable Palm, associazione no profit costituita nel 2004) l’Europa in questo può arrivare «a giocare un ruolo di primissimo piano nella promozione di pratiche di produzione sostenibili». Già ad oggi infatti le coltivazioni certificate come sostenibili sono quantificabili in oltre 2,5 milioni di ettari per una produzione complessiva di 11,8 milioni di tonnellate, pari al 21% del totale.

Anche il Ministro, attraverso un comunicato, ha voluto raccontare le motivazioni alla base della firma. «Grandi aziende nazionali – citiamo testualmente – lavorano da tempo con responsabilità, ottenendo anche autorevoli certificazioni, perché il loro approvvigionamento di olio del frutto di palma avvenga in modo sostenibile. Ricordo che questo è stato anche uno degli argomenti più dibattuti del nostro Expo 2015 e che le stesse associazioni ambientaliste sostengono convintamente questa battaglia». Una battaglia che mette al centro il rispetto per l’ambiente e la salviaguardia per il Pianeta.

E voi cosa aspettate per fare #ungestodamoreperlanatura?