Gli squali del Mediterraneo

L’Oro Blu che è il Mar Mediterraneo è un patrimonio da salvare. Nonostante rappresenti solo l’1% dei mari nel mondo, ospita una ricchissima biodiversità, con un 28% di specie endemiche, proprie cioè di questo habitat, sempre più invaso dalla plastica, che ora lottiamo per proteggere.
Una biodiversità che, tra i suoi tanti abitanti incredibili e unici, conta centinaia, migliaia di…squali!

Nel Mediterraneo ci sono 47 specie di squali, ognuna unica per caratteristiche e comportamento.
Lo squalo Mako, ad esempio, è in grado di compiere (come il grande Squalo Bianco) il cosiddetto “breaching”, la capacità cioè di compiere grandi salti fuori dall’acqua che solitamente è tipica dei cetacei.
Ancora, lo Squalo martello, chiamato così per la tipica forma del capo, osservato a grandi gruppi, superpod che contano migliaia di esemplari. Dell’evoluzione di questo tipo di squalo restano misteriose le ragioni che hanno portato alla forma curiosa della sua testa, anche se i biologi ritengano che la sua ampiezza abbia affinato le capacità di localizzazione elettrica di questa specie.

L’avvistamento di un superpod di squali martello è uno di quelle notizie che fanno entusiasmare i biologi e preoccupare i bagnanti, data la risonanza che gli avvistamenti di squali hanno sui media principali. Una pinna all’orizzonte, ed è subito il momento-Spielberg.
Sfatiamo un mito: le probabilità di essere attaccati nel Mediterraneo sono talmente piccole che è “ridicolo preoccuparsene”. A ribadire il concetto le parole di De Maddalena, curatore della Banca Dati Italiana Squalo Bianco, tra i responsabili della raccolta di informazioni sugli attacchi del Global Shark Attack File.

Certo, non significa che questi pesci siano del tutto innocui. La loro struttura fisica, le abitudini, il ruolo nella catena alimentare: tutto li predispone ad essere veri e propri predatori. La verità, però, è che l’uomo fa molta più paura dello squalo, non solo allo squalo ma ad ogni altro essere vivente.
Qualche attacco nel mediterraneo c’è stato, circa 26 a partire dal ‘700. Gli incontri mortali, comunque, sono tutti attribuiti al Grande Squalo Bianco, un tempo piuttosto comune anche nel Mar Mediterraneo, in prossimità di determinate zone definite “nursery areas”, cioè dove le femmine vanno a partorire e dove i giovani squali trascorrono il primo periodo di vita. Oggi lo Squalo Bianco è sempre meno diffuso, ma nonostante abbia abitato il Mare Nostrum per secoli, gli episodi in cui uomo e squalo bianco si sono incontrati si contano sulle dita di una mano.

Gli attacchi sono rari, soprattutto perché l’uomo non rientra nella catena alimentare dello squalo e l’idea che gli squali si aggirino affamati nei pressi delle coste è senza dubbio errata. La categoria più a rischio è quella dei surfisti, che a volte sono scambiati per otarie o foche, di cui gli squali si nutrono; questo accade per via della sagoma che acquisisce il surfista stando a pancia in giù sulla tavola, ricordando un pinnipede.
Tornando al Mediterraneo, basti sapere che la maggior parte degli squali che lo abitano sono innocui per noi. Come l’enorme Squalo elefante, che a dispetto della mole impressionante si nutre solo di plancton.
Il dato veramente importante, comunque, è che quasi nessuna delle specie di squali del Mediterraneo è davvero in salute, per colpa dell’inquinamento, della pesca eccessiva sia degli squali stessi che delle loro prede. Oltretutto mentre squali come il Palombo e il Gattuccio sono catturati apposta per finire nei banchi del pesce, altri sono vittima della pesca ai tonni o ai pesci spada. E il numero diminuisce, con gravi scompensi all’ecosistema. La Verdesca, un tempo squalo diffusissimo nelle nostre acque e non pericoloso per l’uomo, oggi è a un passo dall’essere considerata minacciata.

Notizie che ci riportano con i piedi per terra: perché per garantire un futuro a questo splendido pianeta bisogna agire su diversi fronti. Non solo ripulendolo dai rifiuti ed adottando uno stile di vita sostenibile, ma anche impegnandosi a conoscere la natura, gli animali che la abitano e i loro Percorsi Naturali, esattamente come nel caso degli squali che vivono nel Mare Nostrum.
Perché il pregiudizio deriva dall’ignoranza e dall’incapacità di renderci conto che ogni cambiamento di un habitat e di un ecosistema può generare un effetto domino dalle conseguenze imprevedibili, in senso negativo.
Più informati, dunque, in #ungestodamoreperlanatura. Per proteggere gli squali e il Mar Mediterraneo.