Un futuro senz’acqua?

Ve le immaginate le cascate del Niagara in secca? E i monoliti di Stonehenge ergersi su un deserto? D’accordo, è uno scenario apocalittico, e non vogliamo farvi credere che ci ritroveremo in queste condizioni dall’oggi al domani. Il problema della scarsità d’acqua però esiste, ed è fin troppo reale. Bastano dieci minuti di web surfing per scivolare nel panico, tra titoli a lettere capitali che recitano “nel 2050 l’acqua finirà”. Cattiva informazione, sicuramente, ma in grado di dirottare l’attenzione su un problema che viene troppo spesso ignorato, nonostante i report regolarmente aggiornati e divulgati dalle Nazioni Unite dipingano una situazione allarmante. Non basta la Giornata Mondiale dell’Acqua (22 Marzo) a convergere l’attenzione globale su un problema che riguarda tutti molto da vicino. Quindi sì, una crisi idrica esiste, ma è opportuno fare un po’ di chiarezza. 
La reale disponibilità di acqua dolce utilizzabile per le esigenze dell’uomo è di circa 10 milioni e mezzo di km cubi. È abbastanza? Per quante persone? In realtà il problema idrico che oggi ci affligge riguarda più l’accesso alle risorse idriche, che non la scarsità di per sé. Sulla terra c’è acqua. Ma il nostro pianeta funziona come un unico organismo, in cui ogni parte è interconnessa, consequenziale e originaria di effetti e concause. Così l’inquinamento inquina falde acquifere limitando ulteriormente la disponibilità dell’oro blu, e il surriscaldamento globale, con l’innalzamento della temperatura, comporta siccità in diverse zone del pianeta. E poi la disponibilità d’acqua non dipende solo dalla natura... pare che, rispetto al secolo scorso, il consumo d’acqua sia aumentato del 600%. Con la tecnologia l’uomo è però riuscito a raddoppiare le fonti di acqua potabile, purificandola, desalinizzandola, sanificando le acque reflue per l’agricoltura, soddisfacendo una richiesta crescente in modo tutto sommato efficace. Perché dunque si parla di emergenza idrica? Perché al di là dei problemi globali sopracitati, resta vero questo: 2 miliardi di persone non hanno accesso a fonti di acqua potabile e ad un servizio sanitario efficiente. L’acqua al momento c’è, ma non per tutti. Le Nazioni Unite considerano 50-100 litri quotidiani il livello minimo per soddisfare necessità primarie. Le nostre riserve idriche si rinnovano annualmente attraverso le precipitazioni: in un anno cadono 113 mila km cubi di acqua, che potenzialmente corrispondono ad una disponibilità globale pro capite di 5700 litri al giorno, ma si tratta di una media. L’acqua e di conseguenza il suo consumo è distribuita in modo non omogeneo: in Islanda, grazie alle precipitazioni la disponibilità pro-capite è di 2 milioni di litri al giorno, in Kuwait di appena 30 litri. Così in Europa il consumo è di circa di 600 litri al giorno, di 1400 negli Stati Uniti e ci sono paesi in cui l’acqua potabile non è disponibile. Inoltre al consumo ad uso umano, va aggiunta la richiesta idrica necessaria all’industria e all’agricoltura. In effetti è per questo che viene utilizzata buona parte dell’acqua disponibile, precisamente il 70% del consumo globale. Quant’acqua serve per produrre una lattina di una bibita gassata? Troppa, fidatevi: circa 200 litri, più il contenuto della lattina. Questo per via del contenuto di zucchero, che incide sulla filiera produttiva. Ecco perché, considerando quanta acqua è necessaria per produrre gli alimenti, il consumo in Europa schizza al 3000 litri al giorno, pro capite. Una quantità enorme, nascosta tra gli scaffali dei supermercati. 
Mangiare meno carne, azzerare lo spreco alimentare, è il minimo dovuto a noi stessi, al pianeta, ai nostri figli e ai nostri nipoti. Le scelte che le popolazioni del nord del pianeta fanno quotidianamente hanno ripercussioni su chi abita dall’atra parte del mondo.
Ecco perché i piccoli gesti sono il primo modo concreto di fare la differenza. E le altre buone abitudini, come ridurre l’inquinamento, utilizzare meno la macchina, vivere in modo sostenibile, contribuiscono a ridurre il surriscaldamento globale, che alimenta la disparità di disponibilità idrica tra una parte del mondo e l’altra. Proprio perché fortunati, l’attenzione al pianeta è un dovere, non un lusso. 
Ecco perché nascono progetti come il Water Scarcity Atlas, sviluppato dai ricercatori della Aalto University, in Finlandia. Un sito web interattivo dove, anno dopo anno, si possono vedere le conseguenze simulate dell’effetto che la scarsità d’acqua avrà sul resto del mondo, esplorando possibili soluzioni. Si può vedere come diverse diete alimentari possono incidere in modo significativo sulle risorse idriche dell’intero pianeta, e notare le differenze nelle zone a stress idrico tra cent’anni fa e un futuro non molto lontano.  per citare Joseph Guillaume, uno dei ricercatori che ha sviluppato il progetto, “Il primo passo può essere fatto da ognuno di noi ed è forse il più importante”. Iniziando oggi, con un click su waterscarcityatlas.org