Tecnologia per la biodiversità

A volte la parola “tecnologia” viene associata all’ambiente in senso negativo eppure ci sono molte news positive in questo campo: uno dei successi tecnologici messi al servizio dell natura è quello del savataggio di “Bart”. Grazie al GPS, quest’aquila di nome Bart è stata salvata dopo essere rimasta intrappolata in una cisterna. Ed è proprio il Wwf Italia a raccontare la storia di questo «giovane maschio di Aquila di Bonelli nato questa primavera poco lontano da Catania. Fratello di Lisa, fa parte del gruppo di 9 aquile nate nel 2017 a cui il progetto europeo LIFE ConRaSi (Conservazione dei Rapaci in Sicilia) a maggio ha potuto applicare dei trasmettitori satellitari».

Andando a verificare in rete, in effetti, sono sempre più numerosi i casi in cui la tecnologia interviene a favore dell’ambiente e della biodiversità. Come ad esempio il drone astrofisico-ecologico messo a punto da un team di ricercatori della Liverpool John Moores University (LJMU) in grado (secondo le previsioni) di incrementare gli sforzi per la  conservazione della biodiversità a livello mondiale, che già in passato era avevano permesso di proteggere le specie in via di estinzione, di fare pattugliamenti per bloccare i bracconieri o di monitorare la fauna selvatica.
Questa nuova versione di drone ad ala fissa, anziché essere dotato di avere una macchina fotografica normale (come gli altri) ha delle telecamere termiche ed è accoppiato a tecniche di analisi utilizzate per interpretare le immagini astronomiche, agendo proprio in funzione di monitoraggio della biodiversità.
Gli algoritmi ad esempio si sono esercitati a riconoscere gli effetti della vegetazione nel nascondere il calore corporeo ripreso dalle telecamere e a far individuare un animale anche se nascosto dietro un albero. E a proposito di alberi: il BioCarbon Engeneering, ideato da Lauren Fletcher, è un progetto di riforestazione tecnologico, che sempre grazie all’uso dei droni non solo individua le zone a rischio, facendone una mappatura, ma va anche a piantare i semi di alberi e piante in quelle stesse zone.
Da ultimo: anche la Realtà virtuale può rappresentare una svolta decisiva nel processo di sensibilizzazione verso i temi ambientali come ad esempio nel gioco realizzato da Jeremy Bailenson, docente di comunicazione all’Università di Stanford, che dirige il Virtual Human Interaction Lab (VHIL), per spiegare l’acidificazione delle barriere coralline e degli oceani, stimolando la risposta attiva e la partecipazione di coloro che vi giocano. Per saperne di più, cliccate qui.
 

*Fonte immagine: L’acquila di Bonelli “Bart” – seguita dal Progetto Live ConRaSi - WWF Italia – Giovanni Spinella©