Save our Species

Lacoste è una casa d’abbigliamento francese fondata nel 1933 da René Lacoste e dall’amico André Giller nel 1933, divenuta famosa per il logo a forma di coccodrillo, collocato alla sinistra del petto. Il coccodrillo negli anni è rimasto immutato, ed è inscindibilmente legato al marchio Lacoste. Ma il 2018 ha portato un vento di cambiamento, un vento così forte da spazzare via dalle magliette, almeno per un po’, il tradizionale logo. Durante la sfilata tenutasi lo scorso 28 Febbraio alla Fashion Week di Parigi, Lacoste ha presentato una linea di Polo in collaborazione con l’Unione Mondiale per la conservazione della natura (Iucn) per una nobile causa: salvaguardare le specie animali in via d’estinzione a causa dell’uomo, per via del bracconaggio, della pesca intensiva e di altre attività umane ad alto impatto ambientale. L’iniziativa fa parte di un programma più grande: il “Save Our Species”, guidato dall’Iucn, dal Global environment facility e dalla Banca mondiale, con l’intento di compiere un’azione concreta per il pianeta, salvaguardando le specie minacciate, i loro habitat e la biodiversità. L’edizione Lacoste di polo e camicie con i nuovi loghi è limitata: i capi saranno solamente 1775 e si tratta di un numero non casuale; per ogni animale, infatti, sarà realizzato un numero di magliette pari al numero dei capi ancora presenti in natura di quella specie. Considerando che le specie sono 10, il numero totale di magliette è davvero basso. I nuovi loghi spiccano sul tessuto bianco, dove si stagliano chiaramente le figure di dieci specie che le future generazioni rischiano di non vedere mai più in natura. Ecco quali sono: 
-La Vaquita, o Focena del Golfo di California: è un mammifero marino, in grave pericolo per via delle reti da pesca in cui resta intrappolato. Ne restano 30 esemplari.
-La Tartaruga Rugosa Birmana: tartaruga d’acqua dolce, nativa della Birmania e minacciata per via dell’indiscriminata raccolta delle sue uova. Ne restano 40 esemplari.
-Il Lepilemure Settentrionale: peso piuma di appena 800 grammi, vive nelle foreste secche del Nord Madagascar. La distruzione del suo habitat lo ha messo seriamente in pericolo. Ne restano 50 esemplari.
-Il Rinoceronte di Giava: rari tranquilli e solitari, questi giganti si trovano solamente in Indonesia, sia in pianura che nella foresta pluviale. Sono minacciati dal bracconaggio e ne restano 67 esemplari.
-Il Gibbone di Cao Vit: popola una foresta al confine tra Cina e Vietnam, e vede ogni giorno il suo habitat ridotto dal disboscamento. Ne restano 150 esemplari.
-Il pappagallo Kakapo: è un pappagallo notturno che non vola, nativo della nuova Zelanda. Ne restano 157 esemplari.
-Il Condor della California: con un’apertura alare di 3 metri, è il volatile più grande in America. Riconoscibile per via della testa calva di color rosso-arancione, è minacciato dal piombo e dalla spazzatura che inquina il suo habitat naturale. Ne restano 231 esemplari.
-Il Saola: timido erbivoro che popola le foreste e le montagne di Laos e Vietnam. Ne restano 250 esemplari.

-La Tigre di Sumatra: maestosa regina della foresta indonesiana, è una delle diverse sottospecie di tigre ancora esistenti in natura. I 350 esemplari della sue specie sono costantemente minacciati da bracconaggio e deforestazione.
-L’iguana di Anegada: Questo iguana è nativo delle isole di Anegada, vive nella foresta tropicale secca, che vede ridursi ogni anno per via dell’agricoltura. Ne restano 450 esemplari.
Non è la prima volta che l’immagine stilizzata e iconografata di specie a rischio viene utilizzata al fine di diffondere consapevolezza e sensibilizzare il mondo circa i tema della salvaguardia dell’ambiente e della biodiversità. Tre anni fa, l’iniziativa WWF #endangeredemoji aveva pensato di sfruttare piattaforme social come twitter in una campagna di sensibilizzazione, per raggiungere quante più persone possibile con le emoticon di 17 animali in via d’estinzione. Le emoticon, su Ios e Android, erano acquistabili sottoscrivendo la campagna e donando, attraverso un tweet, 0,10 centesimi di euro e/o di dollaro ciascuna. Nel caso della campagna “Save Our Species”, i profitti verranno interamente reinvestiti: metà verrà versata direttamente a IUCN, sostenendo così azioni tangibili di protezione della natura. L’altra metà verrà invece investita in comunicazione, per dare visibilità alla causa. Iniziative che fanno ben sperare per un futuro più attento alla terra e alle esigenze dei suoi abitanti e ci lasciano con la consapevolezza he un gesto d’amore per la natura può fare la differenza.