Realtà virtuale e consapevolezza

Quanta plastica viene gettata via ogni giorno?

Come cambieranno gli ecosistemi minacciati dai cambiamenti climatici?

Che questo pianeta sia la nostra unica casa è un fatto così scontato che, inspiegabilmente, finiamo per dimenticarcene, smettendo di prendercene cura. E così, dagli anni ’50, abbiamo prodotto 8,3 miliardi di tonnellate di plastica che se dispersa nell’ambiente non si consumerà mai del tutto.

Sappiamo che per colpa dell’inquinamento lo strato di ozono si assottiglia e le calotte polari si sciolgono, sappiamo della scomparsa dell’habitat selvatico in diverse zone del pianeta, e intorno a noi le informazioni su questo tema ci arrivano numerose da articoli di giornale, documentari, programmi televisivi e conferenze nazionali ed internazionali. Lo scopo è quello di  sensibilizzare l’opinione pubblica, spingendoci a riflettere sull’impatto delle nostre abitudini sul mondo.
A volte, però, il senso di dissociazione tra le nostre giornate lavorativa e familiare e quello che ci arriva dagli schermi di un computer o della televisione ci impedisce di agire nel concreto per modificare il nostro stile di vita a beneficio del pianeta.

E’ qui che interviene la Realtà virtuale, che può rappresentare una svolta decisiva nel processo di sensibilizzazione: Jeremy Bailenson, docente di comunicazione all’Università di Stanford, che dirige il Virtual Human Interaction Lab (VHIL), ha realizzato un gioco virtuale che punta a spiegare l’acidificazione delle barriere coralline e degli oceani, stimolando la risposta attiva e la partecipazione di coloro che vi giocano. Come sostiene Bailenson, la realtà virtuale può far vivere a chiunque, in maniera immersiva, un’esperienza capace di “instillare la premura necessaria a prevenire una calamità naturale”.

Le ricerche condotte dal VHIL con la Virtual Reality hanno portato a risultati sorprendenti. Ad esempio hanno scoperto che, se un individuo vive l'esperienza dell'abbattimento di una sequoia in realtà virtuale, in seguito sarà meno incline a sprecare carta. Chi invece ha visto il proprio avatar virtuale mangiare la quantità di carbone equivalente all’energia adoperata per fare una doccia, dopo era più propenso a risparmiare l'acqua.

Sulle questioni ecologiche la realtà virtuale tende, più della lettura o del materiale video, a incidere positivamente sulle proprie abitudini. In sostanza l'immersione nella Realtà Virtuale (VR) genera nell'utente un punto di vista più empatico. Questo vale anche e soprattutto per ambienti che la maggior parte della gente non vede e non vedrà mai, come le calotte polari o la foresta tropicale.

Anche l’Italia, grazie ad alcune iniziative di WWF Italia, ha fatto dei passi in questa direzione. Il WWF ha allestito, la scorsa estate, un’installazione virtuale in piazza Gae Aulenti, a Milano: la prima esperienza di utilizzo di Microsoft Hololens in un ambiente naturale, per il sostegno della campagna #GenerazAzioneMare.

Microsoft Hololens è un computer olografico indossabile che, attraverso la Mixed Reality, arricchisce l’ambiente reale con ologrammi, audio e informazioni interattive. La stessa esperienza è stata poi replicata a Genova, al Salone nautico. L’obiettivo è sempre lo stesso: creare comunità consapevoli dell’importanza e del valore degli oceani.

La nuova tecnologia di Mixed Reality è stata quindi scelta dal WWF per il suo enorme potenziale di divulgazione e sensibilizzazione: uno strumento per avvicinarsi in modo coinvolgente ed interattivo alle specie e agli ambienti di aree naturali protette; un mezzo per raggiungere uno sviluppo sostenibile; una positiva novità per il futuro dell’ambiente e dell’uomo.