Il futuro sarà mangiare insetti?

Avete mai pensato di godervi un film davanti ad una ciotola di cavallette fritte?
Beh, la vera News sarebbe sapere che ci avete pensato davvero!
Circa 2 miliardi di persone, quasi un terzo della popolazione mondiale, basa gran parte della dieta sul consumo di insetti in Asia, in Africa e in America del sud.
Alimentazione e cultura sono strettamente connesse, e in Europa sono molti i pregiudizi circa il consumo di insetti. O meglio, erano molti. 

Dal 2018 anche in Europa è possibile trovare gustose preparazioni a base di insetti, non ancora arrivate in Italia ma già disponibili sugli scaffali dei supermercati in Olanda, Belgio e in alcuni Lander in Germania e Svizzera.
Ufficialmente, il primo gennaio 2018 è entrato in vigore il nuovo regolamento europeo, che consente di commercializzare i cosiddetti “nuovi alimenti” (novel food), compresi quelli costituiti da insetti. Il nuovo regolamento era già stato approvato nel 2015 dal Parlamento Europeo.

Per essere commercializzati, i prodotti devono ottenere l’autorizzazione a livello europeo, ma dopo l’entrata in vigore del nuovo regolamento il Ministero della Salute italiano ha chiarito che “in Italia non è stata ammessa nessuna commercializzazione di insetti, che potrà essere consentita solo quando sarà rilasciata a livello Unione Europea una specifica autorizzazione in applicazione del regolamento”.

Che dire allora del “Casu Marzu”, il formaggio con le larve della mosca casearia che si mangia in Sardegna? E non solo lì, in realtà, visto che sono almeno 10 le regioni italiane da nord a sud in cui questa specialità e conosciuta e consumata sotto diversi nomi (Marcetto, Casu Punt, Gorgonzola coi grilli, Saltarello, Robiola Nissa etc). Regioni in cui, tecnicamente, è vietata la vendita e il consumo di questo alimento.  L’unica eccezione infatti è costituita dal Casu Marzu sardo, che gode di un particolare status in quanto inserito nella banca dati dei Prodotti agroalimentari tradizionali italiani. La Regione Sardegna volendo preservare la tradizione gastronomica sarda ha richiesto all’Unione Europea il marchio DOP per questo prodotto unico nel suo genere.

Eccezioni a parte (a dimostrazione del fatto che l’entomofagia è un fatto culturale!) in Europa il consumo di insetti, se non si parla di escargot, è ancora un tabù, ma la pressione mondiale a causa dell’aumento della popolazione e l’esigenza concreta di ridurre il nostro impatto sul pianeta potrebbe farci cambiare idea, soprattutto perché basta informarsi per allontanare disgusto e paure infondate.
Secondo l’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) i rischi microbiologici legati al consumo di insetti sono gli stessi che si corrono consumando manzo, polli e simili, a patto che gli insetti vengano nutriti con mangimi autorizzati.
A livello di sostenibilità, secondo le ricerche prese in esame dalla Fao, gli insetti sono vincenti su ogni fronte. Sono efficienti nel convertire ciò di cui si cibano (rifiuti alimentari) in proteine. Richiedono meno spazio, meno consumo di energie e risorse, un utilizzo di acqua decisamente ridotto. L’anidride carbonica emessa per produrre un kg di bachi da seta, ad esempio, è di circa 15 kg, contro i 2,5 richiesti per ottenere un singolo hamburger da 100 grammi.

Le specie di insetti commestibili sono oltre mille, sono un alimento proteico, forniscono grassi di buona qualità e fibre. Il consumo di insetti instaurerebbe così un circolo positivo: riduzione dei rifiuti organici (solo frutta e verdura, è tuttora vietato impiegare scarti animali, lattici uova e simili), nuovi alimenti, risparmio energetico, creazione di lavoro.

In attesa di sapere che sapore avranno le locuste fritte (e chi le ha provate, tra cui chi scrive, ne esalta l’ottimo sapore!), iniziamo ad acquisire consapevolezza circa il nostro impatto sul pianeta.
Un dovere in ogni caso, per ogni consumatore consapevole, che sia vegano, vegetariano, onnivoro o insettivoro!