Giornata mondiale delle api

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Una Giornata per farci prendere coscienza di come un mondo come il nostro sia strettamente ed indissolubilmente connesso con un mondo più piccolo, diciamo a misura di ape.

Al giorno d’oggi, in cui i supermercati ci forniscono ogni giorno una grande varietà di cibo fresco, sempre reperibile in ogni stagione, è facile dimenticare che è dagli insetti impollinatori, su tutti l’ape, da cui dipende la sicurezza alimentare globale.
Come? Semplicemente facendo i conti: oltre due terzi delle colture utilizzate per l’alimentazione umana sono impollinate dalle api, che svolgono anche un ruolo chiave nel mantenimento della biodiversità, emblema dei complicati equilibri naturali cui siamo tutti interconnessi.

Ecco perché la Giornata mondiale delle Api, che cade il 20 Maggio, è così importante. Nata molto recentemente, nel 2018, è stata istituita dalle Nazioni Unite e viene oggi celebrata in 115 nazioni. A determinare la sua istituzione, però, è stata soprattutto la Slovenia, che ha visto la Federazione slovena degli Apicoltori sollecitare in prima linea l’Onu per il riconoscimento di una ricorrenza volta a far conoscere l’importanza determinante delle api nell’ecosistema mondo. Non a caso, la Slovenia è stata il primo Stato a vietare, nel 2011, l’uso di determinati pesticidi che nuocevano alla vita delle api sul territorio nazionale.

Perché è stato scelto proprio il 20 di Maggio? Perché maggio è un mese chiave nel ciclo di vita delle api, che all’interno degli alveari collaborano in un rapporto sorprendente di cooperazione e adattamento, un affascinante ecosistema chiuso in cui ogni ape si ritrova a svolgere, nel corso della sua vita, diverse mansioni altamente specializzate per la sopravvivenza dell’intera colonia.
Nell’emisfero boreale, maggio è il mese centrale per l’impollinazione, mentre in quello australe corrisponde alla riduzione di miele e dei suoi derivati.

Dal 1980 a 2010 la popolazione di api si è ridotta del 36%. Un dato significativo, soprattutto considerando l’ingente perdita causata prevalentemente da una famiglia di pesticidi, i neonicotinoidi, che sono in grado di far perdere alle api memoria e senso dell’orientamento, compromettendo la vita degli alveari.

Anche i cambiamenti climatici, la perdita di habitat e le monocolture mettono a rischio la sopravvivenza delle instancabili api, che si trovano a fronteggiare la carenza di fonti mellifere.
Fortunatamente, il cambio di rotta è già cominciato.
E non solo per poter continuare a portare in tavola pesche, frutti di bosco, mele, castagne, mandorle, zucchine, pomodori e tanti altri ortaggi. Ma perché intaccare gli equilibri naturali significa intraprendere un percorso incerto, e senza ritorno.
Per questo nascono progetti come il progetto “Bee My Future”, che sostiene l’allevamento di 14 alveari grazie al lavoro di apicoltori esperti, in arnie composte da materiali naturali, in zone prevalentemente a vegetazione spontanea, che non confinano con aree sottoposte a trattamenti. Un’opera resa possibile dall’impegno di Apam, un' organizzazione senza scopo di lucro partner del progetto insieme a LifeGate.

Anche il Wwf è schierato in prima linea nella salvaguardia della api. Volontà da cui nasce il progetto #StoPesticidi, iniziativa tenutasi il 14 aprile scorso, in cui sono stati organizzati oltre 30 Flashmob in diverse città italiane, a testimonianza della presa di coscienza collettiva con un intento ben preciso. Chiedere al governo un nuovo Piano di Azione Nazionale per  l’uso di pesticidi che promuova un’agricoltura più sostenibile, attenta alla salute dell’ambiente e dei tanti insetti impollinatori e non che vivono sul nostro territorio.

In Italia il primo PAN pesticidi è stato adottato ufficialmente nel 2014, ed è venuto a scadere il 12 febbraio di quest’anno. Per questo, essendo ora in corso la sua revisione da parte dei tre Ministeri competenti (MIPAAFT, MATTM, SALUTE), è stato importante schierarsi a favore di futuro più sostenibile.
Wwf Italia ha infatti evidenziato come il PAN pesticidi precedente non avesse definito obiettivi quantitativi vincolanti di riduzione dei pesticidi, senza per altro prevedere l’utilizzo di metodi non chimici anche per le aree più vulnerabili. Anche l’uso di pesticidi nelle città non era stato soggetti a limitazioni, così come per i giardini di privati in orti e giardini.
Il nuovo PAN, invece, dovrà prevedere queste ed altre linee guida per tutelare la salute dell’ecosistema e dei cittadini, anche con il supporto della Campagna “cambia la terra”, promossa da Federbio e altre associazioni no profit che hanno monitorato e denunciato gli impatti dei pesticidi sulla salute, proponendo così un’alternativa biologica.

Tra gli obiettivi del nuovo piano e le nuove richieste, si chiede che il 40% della superficie agricola utilizzata sia condotta con metodo biologico entro il 2030, che vengano previsti obblighi e divieti per l’utilizzo di pesticidi pericolosi per l’habitat e per le specie selvatiche nelle aree naturali protette.

Infine è richiesta l’adozione di tecniche biologiche per la manutenzione di aree non agricole, il divieto d’utilizzo di glifosate in Italia entro il 2022, il rafforzamento di controlli circa la presenza di pesticidi nelle falde acquifere superficiali e sotterranee, nel suolo e nel cibo.

Passi avanti significativi, perché nel cammino verso la sostenibilità ogni norma a tutela dell’ambiente ogni comportamento finalizzato a diminuire il nostro impatto sul pianeta è un grande traguardo verso l’obiettivo che è diventato lo slogan del Wwf: costruire un mondo in cui l’uomo possa vivere in armonia con la natura.