Accanto a chi nuota: iniziative contro la plastica.

Con #StopPlasticPollution il WWF Italia ha lanciato una petizione che in Italia ha già raccolto oltre 720 mila firme (consegnate al Ministro Sergio Costa) per chiedere di sostenere il Trattato Globale per un mare libero dalla plastica.

La plastica, infatti, ha un impatto drammatico sul benessere e la salute delle persone come sulla vita nei nostri mari. Pesci, tartarughe, delfini, balene e uccelli marini la ingeriscono o ne rimangono intrappolati, feriti o uccisi.

Tutti siamo responsabili della tutela del nostro Pianeta e dobbiamo fare #ungestodamoreperlanatura che ci porti a diminuire i rifiuti plastici del 57% entro il 2030, attraverso un Accordo da chiedere alle Nazioni Unite per porre fine alla dispersione di plastica nei mari e negli oceani.

Oltre alla mobilitazione globale e delle associazioni, sono già numerosi gli esempi virtuosi di persone che con le loro idee innovative cercano di mettere fine alla piaga della plastica.

Tra questi:

  • Boyan Slat, prodigio olandese, lasciò gli studi di ingegneria aerospaziale a 19 anni per realizzare un sogno: pulire gli oceani dalla plastica. Dopo aver fondato la Ong Ocean Cleanup e progettato una macchina per raccogliere rifiuti plastici dal mare sfruttando le correnti oceaniche, ha raccolto i fondi e dato vita a  Ocean Array Cleanup. Salpato da  San Francisco l’8 settembre scorso, si è diretto verso il Pacific Trash Vortex, la grande isola di plastica che galleggia nell’oceano Pacifico. Lo scopo: raccogliere e smaltire entro 5 anni almeno la metà dell’isola. Il primo tentativo è stato fallimentare ma i ragazzi stanno rinnovando il progetto e non ci pensano proprio a mollare!
  • WasteShark è uno squalo balena meccanico progettato in Olanda in grado di raccogliere fino a 350 chili di plastica al giorno nei nostri mari. Si tratta di una specie di aspirapolvere che può anche essere monitorato da remoto e ha un’autonomia di 16 ore di pulizia del mare senza interruzioni. Non solo, questo robot ha diversi sensori in grado di raccogliere tantissimi dati sulla quantità di plastica riscontrata e sui livelli di inquinamento generale delle acque in cui agisce.
  • Un’idea di qualche anno fa (presentata da Pete Cegliski e Andrew Turton, nel 2015), diventa realtà grazie al progetto Plasticless, sostenuto da Lifegate e sponsorizzato anche una nota Casa automobilistica. I Seabin, o "cestini del mare", che sono stati già posizionati in alcuni porti italiani, Marina di Varazze, Marina di Cattolica e Venezia Certosa Marina, agiscono come mega "filtri galleggianti" in grado di eliminare microplastiche fino a 2 millimetri e microfibre fino a 0,3 millimetri di diametro, sempre più diffuse e pericolose perché, venendo ingerite dai pesci, entrano nella nostra catena alimentare. Ciascun dispositivo Seabin è in grado di catturare oltre mezza tonnellata di rifiuti plastici l’anno. 

Ben vengano dunque tutti questi sistemi di raccolta, ma ricordiamo sempre che la vera rivoluzione risiede nello sviluppo di sistemi di riuso, come gli imballaggi riutilizzabili. A fare la differenza è anche la scelta di prodotti di provenienza certificata, come i fazzoletti Regina WWF Collection, che hanno il  marchio FSC. 

Prodotti, insomma, che possano inserirsi  “in una catena virtuosa di valore per l’economia circolare” come ha affermato Carlo Milanoli, presidente di EURepack.