WWF for Wetlands

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World Wide Fund for Nature, meglio noto come WWF, da sempre impegnato per garantire un futuro migliore al nostro pianeta e, di conseguenza, a noi. La buona notizia è che, anche grazie al suo operato, non abbiamo ancora distrutto la terra. Un’altra buona notizia è che vita e biodiversità tornano a prosperare in quei paradisi zoologici che lentamente stavano sparendo, distrutti dalle attività umane e dai cambiamenti climatici, con effetti disastrosi anche su di noi. 

Vi abbiamo già parlato della Convenzione di Ramsar, che dal 2 febbraio 1971 si profila non solo come primo trattato intergovernativo ad avere come scopo la protezione e la tutela di ecosistemi naturali, ma anche come strumento principale di tutela delle zone umide, un ecosistema tra i più affascinanti ed  importanti del nostro pianeta.

Paludi, acquitrini, torbiere, terreni alluvionali, fiumi, laghi… le zone umide sono tra gli ambienti più suggestivi del nostro pianeta, anche per la spettacolare biodiversità che le abita. Dalle enormi torbiere della Siberia occidentale fino alle vaste baie artiche canadesi, dai Sundarbans (la più grande foresta di mangrovie del mondo) al Pantanal, che è la più grande zona umida del pianeta, circa 3 volte l’Irlanda.

Fonte di cibo ed energia, cuscinetto fondamentale contro le inondazioni, alle paludi è strettamente connessa la vita di 400 milioni di persone, e considerando che la perdita delle zone umide avrebbe effetti disastrosi anche per il resto del pianeta, anche quella dei restanti 7 miliardi.

La convenzione di Ramsar tutela ecosistemi assolutamente unici, per caratteristiche strettamente ambientali o perché ricchissime in biodiversità. In Italia sono 65, ricoprono complessivamente una superficie di 82331 ettari.

E nel resto del mondo? La prima ad entrare nella lista fu la penisola di Coburg, in Australia, nel 1974. Con una superficie di più di 220000 ettari, include piane di marea, estuari, mangrovie e zone umide fluviali.

Negli Stati Uniti le zone protette si estendono per migliaia di metri quadrati, con cinque siti nella sola California, la Baia di San Francisco al primo posto per estensione. Quattro siti in Florida, di cui il più celebre è l’Everglades National Park.

In India le zone protette sono 26, tra cui la foresta di mangrovie chiamata Sundarbans, patrimonio UNESCO dal 1997, che si estende sul delta dei fiume Gange, Brahmaputra e Meghna, a cavallo tra Bangladesh e Bengala occidentale. La zona è stata classificata dal WWF come una delle 867 eco-regioni terrestri, individuate dagli ecologi e raggruppate all’interno di 8 maggiori eco-zone.

In Europa, i siti protetti sono più di mille: distese fangose e sabbiose, non coperte da acqua di mare con la bassa marea, lagune costiere, ampie insenature e baie poco profonde, prati costieri del Baltico boreale e insenature boreali del Baltico. E poi ancora, boschi di palude, foreste alluvionali, grandi fiumi con le foreste miste che crescono lungo il loro corso, gallerie e boschetti rivieraschi. Un enorme patrimonio, di cui purtroppo troppo è andato perso: 55% in Olanda, 67% in Francia, intorno al 60% in Germania, Spagna e Grecia, e quasi il 70% in Italia.

Oggi però le cose stanno cambiando, e le suddette aree sono piuttosto stabili grazie all’operato costante di WWF. Le zone protette dalla convenzione devono infatti mantenere intatte le caratteristiche intrinseche dell’ambiente ed essere tutelate dallo sviluppo industriale e agricolo, dall’inquinamento e dal drenaggio. Attraverso la lista di zone protette, la convenzione di Ramsar è riuscita a costituire una fitta rete di bacini idrici collegati tra loro, un traguardo fondamentale nella conservazione della biodiversità. Con alcuni ambiziosi obiettivi per il 2020: ridurre il tasso di perdita dell’ambiente protetto a una soglia vicino allo zero; collegare almeno il  17% delle acque terrestri e interne e il 10% delle aree costiere e marine attraverso sistemi collegati di protezione aree, con misure di conservazioni specifiche. 

A partecipare alla convenzione di Ramsar furono organizzazioni con gli occhi e il cuore rivolti al nostro pianeta: FAO, UNESCO, WWF, IUCN, ICBP (International Council for birds conservation). Ma puoi partecipare anche tu, con uno stile di vita responsabile ed una rinnovata attenzione all’ambiente, la nostra casa.