Le soluzioni del Wwf pt.1

Quando si parla di Wwf, le #Goodnews ci sono sempre, perché sempre e ovunque nel mondo si combatte una battaglia per far sì che le risorse naturali del nostro pianeta non vengano sfruttate, snaturate o addirittura distrutte, e con loro tutte le specie, vegetali e animali, che le abitano.

Questa volta vogliamo entrare nello specifico per farvi capire la portata dell’operato di un’organizzazione che pensa al pianeta, e che ha sempre bisogno di nuovi amanti della Natura Incontaminata capaci di dare una mano in questa missione comune, che sia con il volontariato, fornendo aiuto economico o soltanto divulgativo, partecipando alle Giornate Mondiali anche attraverso una semplice condivisione social, o che sia con piccoli ma significativi gesti, perché ognuno di questi è importante.
Ogni chilometro in più a piedi, ogni volta che ci rifiutiamo di utilizzare un sacchetto di plastica ma ne preferiamo uno di tela, ogni volta che compriamo a km0 o che scegliamo prodotti sostenibili. Anche solo ogni volta che ci chiniamo a raccogliere una cartaccia.
Così, mentre noi siamo alle prese con tante battaglie quotidiane per la nostra terra, altri lavorano anche per noi e si schierano in difesa dell’ambiente.

Essere informati è il primo passo per compiere le scelte giuste!
Le certificazioni forestali, ad esempio, sono tra le iniziative più importanti dell’ultimo decennio per promuovere una migliore gestione forestale. Prima di tutto perché i prodotti forestali sono rinnovabili, il che è un grande vantaggio rispetto ad altre risorse naturali. L’uso sostenibile di prodotti forestali può aiutare a fornire alle popolazioni dipendenti dalle foreste medicine, riparo, carburante, medicinali e altri servizi. Nel contempo, si preserva un ambiente essenziale a piante e animali, tutto ciò garantendo anche una salvaguardia contro i cambiamenti climatici.
Ma di quali sistemi di certificazioni ci si può fidare?

Oggi sono tanti gli schemi di certificazione forestale, ma la certificazione garantisce una gestione responsabile solo se il sistema dispone di standard di gestione completi e di meccanismi di controllo rigorosi.  Il Wwf ritiene che il Forest Stewardship Council (FSC) sia il sistema di certificazione più valido per garantire la gestione controllata delle foreste da cui attinge per la realizzazione dei prodotti. Ecco perché il brand italiano Regina ha scelto di appoggiarsi a FSC per a la produzione di articoli che provengono da foreste gestite responsabilmente. Come la linea di fazzoletti Regina WWF Collection, ad esempio.

Veniamo ora ad un’altra nota dolente dei nostri giorni: la produzione di olio di palma. Tecnicamente, l’olio di palma è un olio vegetale commestibile che proviene dai frutti delle palme da olio.

Si trova in tantissimi prodotti: circa i 50% dei prodotti confezionati in tutto il mondo che troviamo nei supermercati, come pizza, ciambelle, cioccolato, deodoranti, shampoo, dentifricio, rossetto… contiene olio di palma. Viene anche usato nei mangimi per animali e talvolta come biocarburante, in certe parti del mondo. La ragione è semplice: si tratta di un prodotto molto versatile, e sono proprio le sue molte proprietà e le sue diverse funzioni a renderlo ampiamente utilizzato. Resiste bene all’ossidazione, quindi dona ai prodotti una “shelf-life” (vita sugli scaffali dei supermercati ndr.) più lunga. Inoltre essendo inodore non altera né l’aspetto né il colore dei prodotti in cui è utilizzato.

Qual è dunque il problema con l’utilizzo dell’olio di palma? Che per produrlo stiamo spazzando via interi ecosistemi. È infatti la coltivazione di palme da olio la causa di deforestazione in porzioni di foresta pluviale con la più alta concentrazione di biodiversità del mondo, distruggendo l’habitat di specie in pericolo come l’Orangutan, l’Elefante pigmeo e il Rinoceronte di Sumatra. infine, la perdita di foreste, associata alla conversione di terreni ricchi di carbonio e carbone, sta rilasciando nell’atmosfera molti agenti inquinanti, gas serra che aumentano gli effetti del surriscaldamento globale. Un circolo vizioso distruttivo, senza contare che nel processo di lavorazione dell’olio di palma sono coinvolti centinaia di lavoratori sfruttati, anche minorenni. Ecco perché le cose devono cambiare, soprattutto perché l’olio di palma può essere prodotto in modo sostenibile.
È stato infatti ideato uno standard (RSPO) nel 2004 in risposta alle crescenti preoccupazioni circa l’impatto ambientale della coltivazione e della raccolta dei frutti delle palme da olio. Quello che fa Wwf è: incoraggiare la scelta di rinunciare all’olio di palma (tante sono le aziende che negli ultimi anni hanno scelto di riportare sulla confezione la scritta “no olio di palma”); chiedere alle aziende di essere trasparenti circa l’uso e l’approvvigionamento di olio di palma assicurando di sapere che sanno da chi acquistano, e che l’olio utilizzato non provenga da foreste sfruttate; richiedere alle aziende di investire in programmi a sostegno dei piccoli proprietari terrieri e iniziative paesaggistiche sostenibili.
Solo così potremmo iniziare ad accelerare il passaggio ad un’industria di olio di palma sostenibile e meno fitta di quanto non sia adesso. 

Continuiamo il dialogo con il Wwf nel prossimo articolo, toccando altri temi importanti: le bioenergie o la coltivazione di soia, parola d’ordine sostenibilità. Nel frattempo, fate ogni giorno un gesto d’amore per la natura!