Il ritorno della Tigre Siberiana

Abbiamo approfondito la conoscenza di questo felino nella sezione Rubrica, scoprendo le abitudini della Tigre siberiana. L’analisi morfologica e filogenetica della Tigre ha portato all’individuazione di nove differenti sottospecie, di cui tre si sono estinte nel XX secolo: la Tigre di Giava, la Tigre di Bali e la Tigre del Caspio, diffusa in Anatolia, Caucaso e in gran parte dell’Asia centrale fino alla Mongolia. La sottospecie del Caucaso era quella diffusa più a occidente ed era una delle più grandi, quasi quanto la Tigre siberiana.
L’ultimo avvistamento avvenne negli anni ’70 e da allora fu ritenuta estinta. A questo tragico epilogo concorsero una serie di fattori: primo tra tutti l’attività dell’uomo, che distrusse il suo habitat per far spazio ai terreni coltivati. In più la caccia sterminò la Tigre e le sue prede, privando gli esemplari superstiti di prede di cui cibarsi.
Molti paesi non hanno mai avuto, e non hanno tuttora, le risorse per monitorare e tutelare le popolazioni di tigri in modo adeguato e mancano delle politiche di governo mirate a garantirne la sopravvivenza.
Nel 1973 il WWF lanciò il progetto “Operazione Tigre”: la prima campagna di comunicazione a difesa di una specie. In India ebbe dei riscontri positivi per la Tigre del Bengala, ma negli anni successivi le tigri hanno continuato a diminuire, lì e nel resto del mondo.

Nel 2010 il WWF ha lanciato “l’Anno della Tigre”, campagna che ha portato al primo summit mondiale dedicato a questa specie; i rappresentanti di tutti i governi dei paesi che ancora ospitano questo splendido predatore, allo stato brado, hanno messo a punto un piano per invertire la tragica rotta: raddoppiare il numero di tigri entro il 2022.
Il progetto si chiama “Double Tiger”, o Tigrex2” perché si propone un obiettivo ambizioso ma importante: raggiungere una popolazione di tigri in natura di più di 6000 esemplari entro l’anno stabilito. Nel 2016 la stima globale di tigri arrivava a 3890.

La Cina è stata ritenuta un’area prioritaria per la conservazione della Tigre dell’Amur, come stabilito dall’Amur Tiger Conservation Plan del WWF, che previde il mantenimento di corridoi verdi, per permettere alle tigri di spostarsi liberamente.

Il WWF si batte ancora senza sosta per raggiungere questo obiettivo e a questo proposito ecco che arrivano delle buone notizie!

La Tigre siberiana, dopo 70 anni di assenza, è tornata a popolare l’habitat originario dell’estinta Tigre del Caspio, a cui è molto simile dal punto di vista genetico.

Grazie ad un finanziamento del WWF è stata individuata in Kazakistan, nella regione Ili-Balkash, un’area di settemila chilometri quadrati idonea a ospitare un centinaio di tigri siberiane per i prossimi 50 anni.
Nonostante le difficoltà nel trovare un habitat adatto e nonostante le rimostranze della popolazione locale restia ad avere un pericoloso “vicino di casa”, il progetto ha preso piede.

Si tratta di un’operazione complessa, perché vanno reintrodotte anche le prede naturali della Tigre, come il Kulan, o asino selvatico e il Cervo della Battriana, anch’essi minacciati. Inoltre anche la Tigre siberiana è a rischio di estinzione.

Se il piano avrà successo, sarà l’opera di ripopolamento più ampia finora essa in atto ed Il ministro dell’ambente kazako, Askar Myrzakhmetov, si è detto onorato di prendere parte ad un simile progetto, in vista di un futuro più “green” e attento all’ambiente. La Tigre è tornata a far sentire il suo ruggito, ma è il primo passo di un lungo cammino a difesa e protezione della specie.  Anche tu puoi fare qualcosa, visitando il sito del WWF per avere approfondimenti su tutto quel che l’Associazione ha fatto nel corso degli anni, ma anche sostenendo i progetti e le iniziative con l’acquisto dei Fazzoletti Regina che sostengono il WWF. Un piccolo grande #gestodamoreperlanatura.