Adotta un orso polare

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Nell’immaginario collettivo il periodo natalizio è indissolubilmente legato alle immagini dei paesaggi innevati, delle montagne e degli animali che vengono dal freddo; anche quello artico. 
L’Orso Polare, con la sua bianca livrea e il suo sguardo sornione, rimanda immediatamente a decine di cartoline di auguri e di sensazioni positive e calde. Eppure, proprio l’Orso Polare è uno degli animali più minacciati del Pianeta…e lo è proprio insieme al suo candido habitat.
Con il nome scientifico di Ursus maritimus, l’Orso polare è un nuotatore provetto, in grado di muoversi nell’acqua anche a 10 km/h usando le zampe anteriori come remi e quelle posteriori come un timone, nonostante la possente stazza. Questo incredibile animale infatti può pesare dai 352 ai 680 kg e raggiungere una lunghezza di 2-3 metri; non teme il gelo grazie ad un fitto mantello costituito da peli idrorepellenti che gli consente di accumulare il calore. Sotto la spessa pelliccia la pelle è nera, ideale per assorbire i raggi del debole sole artico, ed è dotato di uno strato di grasso molto spesso (fino a 11 cm) che assicura un costante tepore all’animale.
Come scrive anche il WWF Italia (https://www.wwf.it/orso_bianco3/chi_e/) da molti anni impegnato nella difesa dell’Orso polare, si tratta di “una specie unica e irripetibile, specializzata per vivere in condizioni estreme dove pochi altri animali sopravviverebbero” in grado di vivere sia dentro che fuori dall’acqua.
Considerato il principe dei ghiacci dell’estremo Nord, l’Orso polare è il più grande carnivoro terrestre del Pianeta, ma ha un punto debole: il suo habitat. Ebbene sì, i ghiacci marini del Polo Nord sono fondamentali per la sua sopravvivenza non solo per la presenza delle foche, la principale fonte di sostentamento, ma anche per la decisiva presenza della banchisa, ai margini della calotta polare, che gli premette di muoversi agilmente, di crescere i cuccioli e di cacciare. Con il surriscaldamento climatico, la banchisa si restringe sciogliendosi, costringendo gli orsi a estenuanti nuotate, spesso mortali per i più piccoli, o in un avvicinamento alle zone popolate dagli uomini aumentando i conflitti e i rischi di abbattimento: se qualcosa tra i ghiacci non va questo maestoso animale, in cima alla catena alimentare, è il primo a risentirne. E proprio per questa prioritaria posizione, l’Orso polare ha anche il ruolo di regolare la salute di tutto l’ecosistema artico da cui dipende la sopravvivenza anche di altri animali incredibili come trichechi, foche e narvali.
Attualmente si contano 19 popolazioni di orsi polari tra Canada, Alaska (Stati Uniti), Russia, Isole Svalbard (Norvegia) e Groenlandia, paesi che nel 1973 hanno firmato un accordo per conservare l’habitat dell’ Orso polare, e che hanno cercato di proteggere questa specie di dui oggi si stimano solo 20.000-25.000 individui, decimati dall'aumento delle temperature che nell’Artico è due volte rispetto a quello registrato nel resto del pianeta.
La simbiosi tra questo bellissimo animale e il suo habitat è anche un ottimo indicatore dello stato di salute dell’artico: un incredibile ecosistema che si sta modificando a causa dei cambiamenti climatici prodotti dall’uomo, in grado di provocare ad esempio una riduzione dei ghiacci ad una velocità impressionante, ben al di sopra di quella stimata dagli scienziati fino a poco tempo fa. Un problema che dobbiamo assolutamente risolvere se vogliamo garantire un futuro non solo all’Orso polare, ma anche a tutto il suo ricchissimo habitat fatto di esemplari mastodontici come la balena artica e minuscoli creature come i gamberetti del plancton. 
Secondo le stime dei ricercatori della National Snow and Ice Data Center (NSIDC), che utilizza misurazioni satellitari, nel gennaio 2018 l’estensione dei ghiacci artici era del 10% al di sotto della superficie rilevata in passato. Si tratta complessivamente di almeno 1,36 milioni di chilometri quadrati sotto la media delle rilevazioni 1981-2010 (in genere attestata sui 13 milioni di kmq complessivi) e il mese di febbraio si è concluso con un’ulteriore flessione rispetto alla media.
In questo contesto che si potrebbe definire funesto, una luce è stata accesa da molti anni proprio dal WWF, che sta lavorando senza sosta in tutto l’artico e non solo per garantire un futuro all'Orso polare, dal 1972 la specie chiave del lavoro di ricerca e di conservazione del WWF sul campo.
Il Programma Artico del WWF già ha creato la Riserva dell’Isola di Vaigach, che ospita una popolazione importante di orsi del Mare di Barents in pericolo per le attività estrattive di gas e petrolio.
Con le comunità locali intorno al Mare di Bering, è stato portato avanti un lavoro di sensibilizzazione per cercare di risolvere la piaga della pesca eccessiva. Infatti la minore disponibilità di pesci influenza la popolazione di foche, che sono la preda principale del grande predatore. 
E il complesso sistema di monitoraggio in loco ha permesso di dotare di un radio collare numerosi esemplari raccogliendo importanti informazioni sullo stato di salute, su come l’inquinamento impatta sul loro sistema neurovegetativo e sugli spostamenti.
Fare #ungestodamoreperlanatura significa in questo caso ottenere un doppio risultato. Infatti, grazie all’adozione di un Orso polare si potrà non solo salvaguardare questo bellissimo animale ma anche proteggere tutto il suo ecosistema, che dalla sua presenza dipende. È un gesto concreto per costruire un futuro migliore, in armonia con la Natura, per i nostri figli e nipoti…e quale migliore augurio per il nuovo anno possiamo farci?