Sveglia, è primavera!

Le giornate si allungano, le temperature si alzano e nell’aria si diffonde un odore familiare: quello della primavera. 
Questi cambiamenti coincidono con il risveglio da un sonno durato per tutto l’inverno: gli animali che affrontano i mesi invernali in letargo, mettono il naso fuori dalla tana. 
Quando inizia la stagione fredda, la lotta per la sopravvivenza si inasprisce, e mano a mano le piante ghiacciano e il cibo scarseggia, sono molte le specie che, nella natura incontaminata, cadono in una condizione di quiescenza, detta anche “ibernazione” o, più comunemente, letargo. A seconda della specie, il sonno del letargo varia in quantità e qualità: alcuni animali dormono molti mesi senza mai svegliarsi, altri si svegliano saltuariamente o frequentemente e mangiano un po’ delle scorte di cibo immagazzinate nella tana prima dell’inverno, o ancora escono a cercarlo.
Durante il sonno le funzioni vitali rallentano e la temperatura del corpo si abbassa. Il battito cardiaco si affievolisce, così come il respiro ed il metabolismo. Per sopravvivere il corpo attinge alle riserve di grasso immagazzinate durante l’autunno. 
Ogni specie declina questo fenomeno in base alle proprie caratteristiche, rendendolo di fatto ancora misterioso sotto molti aspetti. 
Ora che Marzo è arrivato, ecco che si assiste al lento risveglio della natura e di chi la abita. È un processo che dura da una a 6 ore e avviene generalmente in due fasi. La prima si chiama “termogenesi senza brivido”, in cui si riscaldano la testa, il torace, il cuore la colonna vertebrale ed il cervello, bruciando le riserve di grasso accumulate nella zona del collo e delle spalle. La fase successiva è la “termogenesi con brivido”, ed è il momento in cui il corpo si riscalda con i brividi, le contrazioni muscolari involontarie che l’organismo sfrutta per produrre calore e far alzare la temperatura corporea. 
Così mentre sulle fronde degli alberi compaiono i primi timidi e verdi germogli, sotto terra e in tane accuratamente scavate il mondo animale si risveglia ed esce dal letargo. Vediamo quali sono le specie di animali in libertà a cui augurare “Buongiorno” ora che è arrivata la primavera.
Il Ghiro, dopo i sei mesi di letargo invernale, è pronto a risvegliarsi tra Marzo e Aprile, poco prima della stagione riproduttiva. Secondo uno studio effettuato dall’Università di Vienna, la qualità del letargo del ghiro sarebbe direttamente proporzionale alla durata della sua vita. Il letargo sembrerebbe infatti in grado di influenzare i telomeri, regioni terminali dei cromosomi da sempre considerati un indice di misurazione della longevità. 
Sia i pipistrelli migratori che quelli stanziali vanno in letargo con l’arrivo dell’inverno, rifugiandosi in grotte, miniere, edifici abbandonati o buchi negli alberi. Il sonno del pipistrello durante il letargo è molto leggero, per questo non è infrequente che si spostino a cercare un altro rifugio se vengono disturbati. Quando in primavera escono dallo stato di quiescenza, il loro battito cardiaco passa da 10 battiti al minuto (durante il letargo) a… 600 pulsazioni al minuto in piena attività. 
L’Orso in letargo brucia le scorte di grasso accumulate in estate, e non ha bisogno di svegliarsi sporadicamente per bere o per cibarsi. Nonostante questo, non cade in un vero letargo e la temperatura corporea si abbassa di qualche grado. Così le normali funzioni fisiologiche, seppur ridotte, si svolgono normalmente, tanto che le femmine sono persino in grado di allattare i cuccioli.
Anche il Tasso non cade in un vero stato di ibernazione, ma a differenza dell’Orso esce dalla tana in cerca di cibo, durante la notte. Se le temperature sono particolarmente rigide può però dormire per diverse settimane. 
Il Riccio si risveglia da un letargo durato 5 mesi, e durante la termogenesi riacquista la sua temperatura corporea in attività, passando dai 5 gradi del letargo ai soliti 37 gradi. 
I rettili e gli anfibi sono animali a sangue freddo e necessitano del calore del sole per avere energia: in primavera riemergono le tartarughe, i serpenti e le rane. Una curiosità dal sapore romantico: generalmente le rane sprofondano nei buchi del terreno oppure nel fango sul fondo degli stagni dove vivono, aspettando la primavera. Per alcune specie, però, questo è il periodo dell’accoppiamento, e può capitare che due rane entrino in letargo al termine dell’accoppiamento, risvegliandosi abbracciate in primavera.