Specie aliene in libertà

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Come reagireste se vi dicessimo che in mezzo a noi ci sono gli alieni?

Alieni animali, che hanno colonizzato i più svariati habitat in ogni angolo del mondo. Ok, d’accordo, forse così vi confondiamo le idee. Non si parla di extraterrestri, ma di specie “aliene”, chiamate specie alloctone invasive. Animali introdotti accidentalmente o intenzionalmente al di fuori del proprio habitat naturale, che oggi costituiscono una minaccia per la biodiversità locale.

L’uomo ha sempre introdotto piante e animali in nuovi ambenti durante le migrazioni, introducendo specie provenienti dall’ambiente d’origine nei nuovi territori. 

Un esempio eclatante, anche per il ruolo che suo malgrado ha avuto nella storia di una nazione, è quello del cavallo. Prima della sua scoperta, i nativi americani non l’avevano mai visto. Alcuni esemplari portati dai conquistadores spagnoli diedero vita a mandrie (dette di razza Mustang) allo stato brado, addomesticate di nuovo nel corso dei secoli successivi dai Nativi Americani.

Il problema sussiste quando alcune di queste specie (quelle tracciate nella lista IUCN) provocano danni. Dall’America viene la Tartaruga dalle guance rosse, introdotta in Europa negli anni’70 come animale da compagnia. Gli esemplari liberati in natura da proprietari irresponsabili proliferarono, a discapito della testuggine nostrana, ormai quasi estinta.

 

Stessa sorte potrebbe toccare allo scoiattolo comune europeo. Pelo rossiccio, ciuffi di pelo sopra alle orecchie, coda grande e vaporosa. La più grande minaccia? L’introduzione in Europa, specialmente in Irlanda ed Inghilterra, dello scoiattolo grigio nord-americano, con cui compete per le risorse di cibo durante i mesi invernali, quando il cibo scarseggia e lo scoiattolo non va in letargo.

Anche il procione, specie originaria del Nord America, è oggi presente in Italia, in Germania e in Francia. Grazie ad una dieta onnivora è stato in grado di adattarsi rapidamente al nuovo ecosistema, e la sua presenza desta preoccupazione in quanto inserito, dal 1996, nell’elenco di specie invasive. Non si sa come siano arrivati in Europa, forse importati illegalmente come animali da compagnia. Adorabili, con la mascherina nera sul musetto e l’abitudine di lavare il cibo (da qui il nome “orsetto lavatore”), l’attitudine curiosa e la sua intelligenza sono caratteristiche che ce lo rendono gradito. Ma nel suo habitat originario, cioè in America. Non solo perché può danneggiare l’ecosistema, ma anche perché può trasmettere malattie all’uomo, come rabbia e leptospirosi ed è un animale combattivo e territoriale.

Le specie invasive sono la testimonianza di come l’intervento dell’uomo interferisca spesso negativamente sulla delicata complessità degli equilibri naturali. 
Anche indirettamente, la presenza umana influisce sul mondo animale e vegetale. Il surriscaldamento globale provoca un innalzamento delle temperature, che spinge diverse specie a migrare, trovando anche altrove le condizioni ideali alla riproduzione.

È il caso del pesce scorpione, arrivato nel Mediterraneo dopo aver risalito il canale di Suez.
Secondo i dati dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) sarebbero circa 800 le specie alloctone del mediterraneo, e circa 3000 le specie in Italia che sono, insieme alla riduzione dell’habitat la principale minaccia alla biodiversità.

L’estinzione di specie autoctone, l’alterazione della composizione delle specie presenti, la degradazione dell’habitat sono gli effetti più tragici di questa silenziosa invasione “aliena”, e solo molto raramente non dipendono dall’uomo. La presenza del pesce scorpione danneggia e popolazioni ittiche del Mediterraneo, soprattutto in mancanza di predatori naturali come squali e cernie, che nei nostri mari non lo riconoscono come fonte di cibo.

Segnali che la natura ci invia, e a cui siamo tenuti a fare fronte offrendo soluzioni globali che passino attraverso la  consapevolezza del nostro impatto sul pianeta, modificando uno stile di vita improntato al consumismo e fermandoci ad ascoltare la Natura Incontaminata.

Basta l’importazione illegale di un solo animale alloctono per modificare radicalmente lo status di un ecosistema e lasciare spazio a scenari poco rassicuranti.

Pensate che in Colombia risulta attiva una popolazione di oltre 60 esemplari di…. ippopotami, discendenti dei quattro importati dal cartello della droga Pablo Escobar. Solo quattro esemplari, un maschio e tre femmine, hanno dato vita ad una popolazione che, in mancanza  di un gran numero  di predatori (come i leoni in Africa) e trovando nel clima tropicale e umido del Sudamerica l’ambiente ideale di proliferazione, sta colonizzando tratti del fiume Magdalena.

Ma questa è un’altra storia, che affronteremo in Specie alloctone pt. 2