Il ritorno delle rondini

Alla fine dell’inverno, gli animali si risvegliano dal letargo, spuntano i germogli sui rami degli alberi e arrivano le rondini.

La Rondine comune (Hirundo rustica) è un piccolo uccello migratore dell’Ordine dei Passeriformi, diffusa in Europa, Asia, in Africa e nelle Americhe. Lunga circa 18 centimetri, si riconosce per la coda lunga e biforcuta, le ali curve e il piccolo becco grigio scuro. Il ventre è giallo pallido, la gola e la fronte sono di colore arancione scuro. Non va confusa con il Rondone (Apus apus), dell’Ordine degli Apodiformi.
La conformazione fisica li rende confondibili: entrambi hanno ali lunghe e zampe relativamente piccole, che li rendono abili volatori in grado di volare raso terra per catturare gli insetti. Quasi tutti gli uccelli che vediamo in città sono rondoni o balestrucci, non rondini, che preferiscono invece le stalle e le costruzioni in piena campagna. Questo dipende dal fatto che questa specie è legata alla presenza di grandi Mammiferi: in Africa i bufali e altri grossi erbivori camminando nella savana attraggono con le loro deiezioni molti insetti, di cui le rondini si nutrono. Al loro rientro in Europa, lo stesso ruolo è svolto da bovini ed equini al pascolo.
Intorno al mese di settembre le rondini si mettono in viaggio per svernare in Africa e ritornare all’arrivo della primavera.
Il viaggio dall’Africa all’Italia dura circa due settimane, in cui le rondini percorrono i 10000 km ed il tragitto da compiere è lungo: dalla Repubblica Democratica del Congo, volano verso nord verso il Chad, la Nigeria e l’Algeria, fino ad arrivare al deserto del Sahara. Alcuni gruppi volano lungo la costa, per evitare il deserto mentre altri viaggiano lungo la valle del Nilo. Una volta superato il deserto, raggiungono il Marocco ed oltrepassano il Mediterraneo in prossimità dello stretto di Gibilterra. Dopo aver attraversato la Spagna orientale e valicato i Pirenei, le nostre rondini raggiungono l’Italia passando per la Francia e tornando ai nidi lasciati vuoti la primavera precedente.

La Rondine, durante la migrazione, arriva a compiere fino a 322 km al giorno! Si sposta nelle ore diurne e viaggia quasi a livello del suolo, a differenza di molte altre specie che viaggiono ad altezze considerevoli.
I latini dicevano “Una hirundo non facit ver”, cioè “una rondine non fa primavera”. È un proverbio popolare ha però un fondo di verità: avvistare una rondine all’arrivo delle bella stagione è un evento raro, perché le rondini sopraggiungono in grandi stormi.
Le rondini sono da sempre parte integrante delle diverse culture del bacino del Mediterraneo in miti, leggende, poesie o fiabe.

In Italia è la Toscana una delle tappe fondamentali della migrazione delle rondini, grazie anche alle oasi e alle zone umide (alcune gestite direttamente dal WWF).

Paolo Politi, orinitologo del WWF, spiega però che le rondini sono in calo. Negli ultimi anni, secondo i dati di Birdlife, la popolazione delle rondini è calata del 40% rispetto al passato.

La rondine comune nidifica sfruttando la presenza umana, utilizzando i tetti come appoggio per i caratteristici nidi fatti di fango e pagliuzze e cibandosi degli insetti che proliferano nelle campagne; ma oggi questi uccelli sono minacciati dalla crescita delle città e dall’uso massiccio di pesticidi. Dal 1970 ad oggi sono sparite oltre 6 milioni di coppie nidificanti, anche se ne restano ancora molte.

Con questa consapevolezza si cercherà però di cambiare rotta, conservando gli angoli di biodiversità che ancora esistono nelle campagne, attraverso un’agricoltura meno aggressiva e ad uno stile di vita a minor impatto ambientale. Per il bene delle rondini ma soprattutto nostro, dal momento che sono eccezionali divoratrici di insetti nocivi, e la loro presenza garantisce l’equilibrio delicato dell’ecosistema. L’evento urban nature, organizzato dal WWF in centinaia di città italiane, spiega come interagire con il mondo naturale modellando città ricche di biodiversità, a vantaggio di diverse specie tra cui le amate, e come la primavera tanto attese, rondini.