È iniziata la Grande Migrazione in Tanzania

La pianura di Serengeti è una regione dell’Africa orientale di circa trentamila chilometri quadrati. Costituita da savane, praterie e boschi, si trova al confine tra Tanzania (che ne ospita l’80% della superficie totale) e Kenya.

Serengeti significa, in lingua Masai, “pianura sconfinata”; popolata da circa un milione e mezzo di erbivori tra gnu, antilopi, gazzelle, zebre e bufali e da migliaia di predatori, il Serengeti, insieme al Bacino del Congo, può essere considerato il cuore della biodiversità africana.
14 mila chilometri della superficie della pianura sono occupati da una riserva naturale, il Parco Nazionale del Serengeti, che forma un unico ecosistema con la Riserva Faunistica di Masai Mara, in Kenya.

Il Serengeti è teatro, ogni anno, di spettacolari movimenti migratori che seguono un percorso ciclico e che sono chiamati “migrazione circolare”.
La transumanza di erbivori che avviene durante la Grande Migrazione si verifica a causa della pressione che esercitano le grandi mandrie sui pascoli: superato un numero di capi, devono spostarsi alla ricerca di cibo e di acqua. Tra gennaio e marzo, nella Ngorongoro Conservation Area a sud del Serengeti nascono migliaia di cuccioli, nei pressi del lago Ndutu. Tra aprile e maggio i nuovi nati sono pronti a seguire gli adulti, partendo tutti insieme alla ricerca di cibo. Tra maggio e giugno, la stagione secca li spinge verso la parte settentrionale del Serengeti, in prossimità dei fiumi e le mandrie iniziano il viaggio verso nord, attraversando il fiume Grumeti prima ed il fiume Mara poi, nella zona del cosiddetto Western Corridor: il guado dei fiumi da parte delle mandrie è uno degli spettacoli naturali più famosi e feroci.
Sarà solo a fine dicembre che le mandrie inizieranno a tornare indietro, per dare alla luce i piccoli, a Ngorongoro.

La Grande Migrazione non interessa solo gli erbivori, ma è un vero catalizzatore di predatori: leoni, leopardi, ghepardi, iene, sciacalli e avvoltoi accorrono alla ricerca di cibo, seguendo le mandrie di gnu, zebre, antilopi e gazzelle.

Muoversi in branco rappresenta per gli erbivori una delle uniche possibilità di salvezza dai pericoli in agguato: nascondendosi in un gruppo numeroso possono sfuggire agli attacchi dei predatori. Seguendo questa logica, si fanno così “accompagnare” da altre specie, motivo per cui è possibile assistere al passaggio, fianco a fianco, di gnu, zebre, gazzelle e impala nello stesso momento. Alcuni studi scientifici avrebbero inoltre dimostrato come questi animali sarebbero in grado di percepire i richiami di allarme di altre specie animali, come ad esempio quelli dei babbuini, e di sfruttarli per mettersi a loro volta in salvo.

Gli gnu sfuggono dai predatori in agguato raggiungendo, in corsa, gli 80 km/h, difendendosi con le robuste corna e cooperando tra loro: ogni notte, delle vedette vigilano sul resto della mandria.

Le zebre, invece, beneficiano del loro particolare mantello striato; la particolare disposizione delle strisce, infatti, disorienterebbe i predatori, che al momento dell’attacco non riescono a valutare la reale distanza della preda, attaccando “a vuoto” e stancandosi. La gazzella invece punta tutto sulla velocità, con scatti che sfiorano i 100 km/h.
Ogni specie ha sviluppato punti di forza vincenti nella dura lotta per la sopravvivenza e uno di questi viene “usato” proprio durante la Grande Migrazione quando un esemplare può arrivare a coprire anche 3mila km di viaggio, viaggiando in “colonne” di animali lunghe fino a 40 km.
Forse una delle cose più affascinanti della Grande Migrazione è l’incredibile istinto naturale delle mandrie, che ogni anno seguono la stessa rotta seguendo strade sempre diverse, con un’eterna ciclicità.
Il disegno della natura segue tracciati che sfuggono alla nostra razionalità e che puntualmente rinnovano la meraviglia e lo stupore di fronte agli incredibili spettacoli offerti da una natura ancora incontaminata.

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