Tutti pazzi per la mimosa

Perché se ne parli nella Rubrica “Piante e Fiori” è chiaro, dal momento che l’8 marzo, giorno della Festa della Donna, è tradizionalmente associato a una pianta dall’inconfondibile colore giallo e dall’odore dolciastro: la mimosa. Il suo nome scientifico è Acacia dealbata, e appartiene alla famiglia delle Mimosacee. “Mimosa” è il nome utilizzato per indicare anche altre specie appartenenti al genere Acacia.
La mimosa è una pianta pioniera, cioè una specie vegetale che riesce a insediarsi per prima su terreni formati di recente, come quelli derivati da frane o da colate di lava. Grazie alle naturali capacità di adattamento, queste piante modificano il terreno e lo rendono adeguato anche alle specie (più esigenti) che si insedieranno successivamente. Abituati a vederla raccolta in mazzolini, ci dimentichiamo che la mimosa non è un fiore, ma una pianta. Alta da 8 a 15 metri, ha una chioma ampia, scomposta e non folta, che tra febbraio e marzo viene decorata dai ben noti fiori colorati. La sua origine è molto lontana: viene dall’Australia, nativa della Tasmania. Grazie al suo potenziale ornamentale, venne importata in Europa dal XIX secolo, dove crebbe poi spontaneamente. In Italia è diffusa lungo la Riviera ligure, in Toscana e in Meridione, e anche sulle coste e sui laghi del Nord. Per crescere necessita un terreno fresco e ben drenato, in aree con clima temperato. Un inverno troppo rigido, con la conseguente esposizione prolungata a temperature inferiori allo zero, potrebbe provocarne la morte. Ma come mai questo fiore in particolare è stato associato alla Festa della Donna? Dal 1977 questa Giornata è un evento internazionale; in tutto il mondo vengono indette manifestazioni e festeggiamenti per ricordare le lotte sociali e politiche che le donne hanno dovuto affrontare per ottenere diritti da sempre riconosciuti alla controparte maschile. Ma il fiore di mimosa è un’usanza italiana, che nasce poco più di 70 anni fa. Era il 1946 quando due donne facenti parte dell’UDI (Unione Donne Italiane) proposero di adottarlo come simbolo della Festa della Donna. Le protagoniste di questa vicenda furono Rita Montagnana e Teresa Mattei. Anche se di origine alloctona, la mimosa fu scelta quasi all’unanimità come simbolo della Festa della Donna proprio perché, nonostante l’apparente fragilità, cresce tenace sui terreni più difficili. Una metafora dei traguardi raggiunti dalle donne dopo secoli di discriminazioni e pregiudizi. È anche un fiore economico, senza pretese, capace di ravvivare una stanza con il colore giallo vivo, lo stesso del sole, del caldo e della primavera. Una scelta azzeccata, anche perché la mimosa non fa bene solo alla vista, ma ha diversi effetti benefici: la sua corteccia stimola la produzione di collagene ed elastine, ed è utile a chi soffre di acne o psoriasi. È ricca di rame, ferro, zinco, magnesio e manganese che rafforzano il sistema immunitario. Inoltre l’olio essenziale di mimosa svolge un’azione rilassante e calmante, a vantaggio dell’umore di chi soffre di stress. Sono quindi diversi i motivi per apprezzare questa pianta, eletta a simbolo della femminilità. A proposito di questo, una curiosità: alcune apprezzano la mimosa più di altre… stiamo parlando delle giraffe! Perché credete che abbiano il collo così lungo? Per raggiungere le foglie e i fiori dell’Acacia a ombrello, mimosacea dell’Africa subsahariana. Il motore dell’evoluzione della giraffa è stata la ricerca di cibo. In un tempo remoto, gli esemplari con un collo più lungo degli altri furono premiati: quando le foglie sui rami più bassi finivano, poterono raggiungere i rami più alti e sopravvivere. Nel tempo, quella che era la caratteristica di un individuo si diffuse alla specie (insieme allo smisurato appetito per la mimosa). Se avete tra le mani un mazzolino, pensate che per far saziare una Giraffa ve ne servirebbero appena… 66 chili. Un ultimo consiglio per mantenere freschi il più a lungo possibile i fiori di mimosa (a parte tenerli lontani dalle giraffe) è quello di immergere gli steli in acqua fresca aggiungendo qualche goccia di limone. La mimosa cresce bene in terreni acidi e durerà più a lungo. E per tutti coloro che sono allergici alla mimosa o al polline in generale, consigliamo l’acquisto dei Fazzoletti Regina WWF Collection amici del WWF Italia.