La pianta carnivora

La natura intorno a noi è sempre in grado di sorprenderci con l’incredibile varietà di piante e fiori, un tripudio di colori e profumi. E se le cime degli alberi che fiammeggiano in autunno ci fanno sgranare gli occhi, nella natura incontaminata crescono e proliferano piante incredibili. Non solo per via delle forme di steli e dei fiori, o per i profumi e le esalazioni che emettono (beh, anche questo, in realtà). Ciò che le rende uniche è la loro resilienza, la capacità di adattarsi all’ambiente circostante, in un’incredibile evoluzione finalizzata alla sopravvivenza, che ha portato a rapporti simbiotici di piante e animali davvero incredibili. Così l’Hydnora africana emette un odore di escrementi per attirare gli insetti impollinatori naturali, come scarabei stercorari. Lo stesso avviene nella foresta pluviale indonesiana, dove la Rafflesia arnoldii, la pianta con il fiore più grande del mondo (ben 1 metro di diametro!) riesce ad attirarli grazie al caratteristico odore di… basti sapere che la chiamano “pianta cadavere”. E poi ci sono i fiori: teschi di drago, faccia di scimmia, anatra di volo… nomi così evocativi non sono un caso, perché i loro petali, lato morbido dei fiori, assumono le forme più disparate. Perfettamente a tema con il mese di ottobre, oggi vi parliamo di una pianta (bella) da paura: in attesa di Halloween non c’è nulla che metta più brividi nel mondo vegetale delle piante carnivore!

Si tratta di una famiglia di piante che intrappolano e consumano soprattutto insetti e altri artropodi per ottenere i nutrienti fondamentali alla loro crescita, sopperendo alle carenze dei terreni acidi su cui crescono.
Sopravvivere può essere difficile, soprattutto se non puoi muoverti in cerca di cibo, così le piante hanno sviluppato le trappole più diverse. Alcune, come la “Pianta cobra” hanno foglie a forma di caraffa, con il bordo appiccicoso per impedire agli insetti di uscire, al cui interno un liquido contenente enzimi provvede a digerire il pasto.
La Rosolida invece ha trappole adesive, e le foglie sono rivestite da mucillaggine appiccicosa. Vi ricordate “Cleopatra”, la pianta carnivora della Famiglia Addams? Oppure “La piccola bottega degli orrori”, il film di fantascienza di Frank Oz? Allora capirete perché le più “celebri” sono le appartenenti alla famiglia delle Droseracee, come la Venere acchiappamosche. Le loro trappole si innescano come una tagliola, e quando l’insetto si posa al centro, la foglia scatta e lo intrappola.
È quella che più colpisce l’immaginario collettivo, forse perché ricorda una bocca piena di denti aguzzi! Abbiamo intrappolato il vostro interesse? Le piante carnivore si possono coltivare, ma sono delicate e richiedono di molte cure. La Venere acchiappamosche, ad esempio, ha bisogno di un luogo umido e di molta luce, va innaffiata solo con acqua piovana o distillata (è sensibile al calcare), va rinvasata in un contenitore più grande, per almeno 15 centimetri di altezza, e necessita di un terreno, acido (niente terriccio universale). Per tutte queste indicazioni basterà comunque rivolgersi a un negozio specializzato a seconda del tipo di pianta che vi interessa. Anche le piante del genere nepenthes, ad esempio, si possono coltivare in casa.
Sempre le nepenthes sono protagoniste di uno degli esempi di adattamento più sorprendenti del mondo verde: originariamente carnivora, certe sue varietà ( N. rajah, N. lowii, N. macrophylla) hanno modificato la struttura delle foglie per trasformarsi in comodi, confortevoli, e attraenti (secernono sostanze zuccherine)… wc della jungla! Esatto, avete capito bene. La Tupaia, piccolo mammifero del Borneo, usa la pianta carnivora come wc personale. La pianta gli facilita le cose, sviluppandosi per corrispondere alle esigenze “anatomiche” della Tupaia. Cosa ci ricava? L’azoto contenuto negli escrementi. Più la natura si fa conoscere, più ci permette di inquadrare noi stessi nell’equilibrio naturale, sottile e complesso, unico e magnifico.