Rosso amore, rosso henné!

Mai sentito parlare di henné?
Di solito questa parola porta alla mente i tatuaggi temporanei, di colore marrone/ocra, che sbiadiscono dopo alcuni giorni. Alla base di questi tatuaggi , che si chiamano Mehndi (termine hindi), sta una pianta, la Lawsonia inermis. È un arbusto spinoso della famiglia delle Lythraceae. Se fatta essiccare, dalle foglie e dai rami macinati si ricava una polvere verdastra, che mescolata con un po’ d’acqua produce una molecola di colorante roso scuro, detto acido hennotannico. Questa molecola ha un’affinità di legame con le proteine, per questo è sempre stata usata per tingere seta, lana, cuoio…e anche pelle, capelli e unghie!
Conosciuta da sempre in Medio Oriente (si trovano tracce di henné fin nelle tombe delle mummie egiziane!), viene usata in India e Nord africa per la realizzazione di tatuaggi, che hanno un significato simbolico e sono considerati di buon auspicio. Ma essere un “porta fortuna” non è l’unica proprietà della Lawsonia.

La parola “henné” nell’uso comune indica piante diverse ma con proprietà e aspetto simili, caratteristica che ha contribuito a creare un po’ di confusione.   Il vero henné è solo quello derivato dalla Lawsonia inermis.
Applicato sui capelli avrà un effetto colorante, donando alla chioma una sfumatura rossa. Essendo un’erba naturale, non sarà una tinta, ma piuttosto di una colorazione “tono su tono”. I capelli corvini otterranno una sfumatura ramata, chi ha i capelli biondo chiaro otterrà tendenzialmente un colore più simile  al “pel di carota”. Il pigmento colorante è contenuto nelle foglie: a seconda del quantitativo utilizzato si ottengono polveri di henné di diverse sfumature, dal rosso Tiziano al rosso forte. Provandolo prima su una ciocca di capelli si può scoprire la gradazione più adatta per il tipo di capelli e per il colore di partenza.
L’henné è perfetto per chi vuole cambiare il look senza rinunciare alla salute dei capelli perché non li rovina, anzi! Dona loro forza e spessore, ridando vigore a capigliature spente e sfibrate. Il colore dura circa tre mesi e, scomparendo gradualmente, non provoca bruschi cambiamenti di colore.
Le ricette per ottenere l’impacco perfetto sono molte, e sono tutte valide perché tutte usano solo ingredienti naturali. Si deve combinare la polvere di henné con acqua calda, quanto basta per rendere l’impasto omogeneo e piuttosto liquido. A scelta si può scegliere di aggiungere yogurt, aceto, olio d’oliva o succo di limone. I più utilizzati sono l’aceto e il limone, che hanno proprietà lucidanti e astringenti in caso di cute grassa. Il tempo di posa può variare dalla mezz’ora alle quattro ore, per potenziare al massimo gli effetti dell’impacco.

Vediamo ora quali sono le altre piante chiamate henné, che non derivano dalla Lawsonia ma hanno proprietà ugualmente benefiche:
- "Henné” neutro: è il derivato in polvere di una pianta detta Cassia Obovata. Della Cassia esistono circa 400 specie, usate da sempre per le loro proprietà antimicotiche e antibatteriche, proprio come la Lawsonia. Anche il colore è  molto simile a quello della polvere di Lawsonia, ma non ha proprietà coloranti: un impacco di henné neutro non colorerà né capelli  né la pelle. Ha però proprietà ristrutturanti nutrienti, irrobustenti, lucidanti, volumizzanti e ammorbidenti.
- "Henné” nero: deriva dall’Indigorifera tinctoria, un arbusto le cui foglie fermentate danno origine ad un colorante indaco. Dà ai capelli scuri riflessi indaco, visibili alla luce del sole. Usata in successione all'henné tradizionale smorza l’effetto rosso.
- “Henné” biondo: si ottiene dalla miscela di henné neutro insieme a polveri di rabarbaro, camomilla ed altre erbe in diverse quantità. Non si tratta di una vera e propria colorazione, ma di un trattamento riflessante che dona ai capelli un effetto blando di meches naturali, mantenendo intatte le virtù attribuite alla cassia e alle altre erbe utilizzate. Il procedimento per gli impacchi è lo stesso usato per l’henné tradizionale.

Tinta? Ennò… henné!