Il benessere che arriva dai pets

È di un paio di mesi fa uno studio sugli animali domestici, curato da Assalco (Associazione Nazionale tra le Imprese per l'Alimentazione e la Cura degli Animali da Compagnia) e da Zoomark International, con il contributo di IRI Information Resources e dell'Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani (ANMVI), che ci racconta quanto sia fondamentale il loro ruolo sociale in Italia e la conseguente importanza del loro riconoscimento in società. Si stima infatti che i cosiddetti “animali da affezione” siano almeno 60 milioni, distribuiti soprattutto nelle famiglie tendenzialmente più numerose e in quelle mononucleo.

Nel Rapporto Assalco-Zoomark, arrivato alla decima edizione, si legge anche che in testa alla classifica degli animali più presenti nelle famiglie ci sono i pesci (quasi 30 milioni), gli uccellini (circa 13 milioni), i gatti (7 milioni e mezzo), i cani (poco meno di 7 milioni), i piccoli mammieri tra cui conigli, furetti e roditori (circa 2 milioni) e infine i rettili - tartarughe, serpenti e iguane – (1,3 milioni).

I bambini dovrebbero interagire il più possibile con la Natura, non solo sulla base del Metodo Montessori ma secondo numerosi studi che dimostrano quanto un animale in casa possa aprire la mente ai più piccoli, stimolati a imparare un linguaggio che non è il loro e a creare empatia attraverso un dialogo che esula dalle parole. Inoltre avere un animaletto in casa, qualsiasi sia, genera un clima positivo poiché questi “coinquilini” tirano fuori la nostra parte migliore. Dall’affetto alla tenerezza, dalla responsabilità all’apertura, dall’accettazione del diverso al gioco.

Non solo. Persino la scienza si schiera in favore dei pet: pare infatti che la convivenza con un animale riduca le cure mediche del 20% e non si tratta solo di disturbi psicologici o dell’umore, che grazie alla spontaneità e socievolezza di un cane, ad esempio, possono ridursi lasciando spazio al relax e al buonumore, ma anche di gravi malattie degenerative. Una Onlus italiana con sede in Trentino sta, infatti, lavorando con alcuni labrador  nella diagnosi precoce del cancro alla vescica, alla prostata, ai polmoni e ai reni: il cane addestrato a rintracciare “certi” odori si accuccerà di fianco alla persona malata. E dagli States arriva un’altra ricerca molto interessante: con un animale in casa, il cuore del padrone raggiunge una più alta variabilità della frequenza cardiaca con la diretta conseguenza di essere più portato ad affrontare meglio i cambiamenti di ritmo, rispondendo più prontamente alle esigenze del corpo.

E infine per quanto riguarda le allergie, una delle più recenti revisioni in merito ha analizzato gli studi osservazionali pubblicati dal 2000 al 2009, per individuare una possibile correlazione tra esposizione all'allergene e risposta immunitaria, con risultati sorprendenti, tra cui:

a) l'esposizione del neonato al cane o al gatto nei primi momenti di vita non produce alcun effetto legato a asma o sibili respiratori;

b) il contatto con il cane durante l'infanzia sembra proteggere il bambino dalla sensibilizzazione ad allergeni aerei;

c) l'esposizione sia al cane che al gatto di bambini in età scolare e di adulti suggerisce invece un'associazione inversa tra l'esposizione al gatto e i sintomi asmatici o respiratori.

La Natura è in grado di sorprenderci sempre e spesso anche di prendersi cura di noi.